La mia vita con Rolex - il racconto esclusivo di Jean Claude Killy
tratto da COLLEZIONARE OROLOGI DA POLSO MODERNI E D’EPOCA
Il mio primo Rolex mi è stato regalato nel 1965 dall’industria ginevrina che mi ha conferito in quell’anno il “trofeo della precisione”: un magnifico cronografo in acciaio. L’anno seguente aiutato da un po’ di fortuna fui puntuale all’incontro di Portillo, al confine fra Cile e Argentina, ai campionati del mondo, con una doppietta che mai potrò dimenticare, medaglia d’oro in discesa e in combinata. Inoltre, due anni più tardi, sempre con il mio Rolex al polso, guadagnavo tre medaglie d’oro ai Giochi Olimpici di Grenoble. Fu in quel periodo che incontrai nuovamente André Heiniger, il presidente della Rolex, e suo figlio Patrick. Nacque un’amicizia che dura ancora e durerà sempre, come la mia fedeltà all’orologio Rolex. Non soltanto porto un Rolex, ma mi sono messo a collezionarli; mi accade anche di regalarli. Ho regalato a mio fratello un “ovetto” della mia collezione, perchè egli è più attratto di me dai modelli classici, io preferisco i modelli sportivi. Incredibile incontro tra un oggetto e una persona. Strana alchimia che io giustifico per le similitudini che esistono tra lo sport che pratico e l’orologeria. Senza falsa modestia, credo di aver portato la mia specialità al vertice, nei due sensi del termine, proprio come Rolex ha saputo svilupparsi nel corso degli anni, utilizzando le stesse carte vincenti. Il mio incontro con una Azienda produttrice di orologi con la A maiuscola era ineluttabile, poiché io vivo da sempre con il tempo, per la precisione con i centesimi di secondo. Come per alcuni guadagnare del denaro è come guadagnare libertà, per me essere padrone del mio tempo mi permette di averne di più e trarne maggiore vantaggio. Senza dimenticare che quei trofei sono stati aggiudicati al centesimo e persino al millesimo di secondo. Mi ricordo quando ero ragazzo l’allenatore di Val d’Isère ci cronometrava considerando i secondi. Qualche anno più tardi, le nostre prove erano cronometrate elettronicamente al millesimo di secondo. Questa ricerca della precisione è stata portata avanti negli ultimi dieci anni. Un gesto perfetto produce un risultato perfetto. Per quanto riguarda il tempo è la stessa cosa, non vi sono due orari differenti, ve ne è uno solo, quello giusto. Il mio orgoglio è di essere sempre in orario. Ho una nozione esatta del tempo che passa e mi sento un po’ più obbligato degli altri a non fidarmi del tempo e dunque ad essere sempre in orario.
Per ritornare a Rolex, il paragone con lo sci non si ferma alla precisione. Uno sciatore è un organismo, estremamente solido, che deve funzionare perfettamente e che produce un gesto delicato, il più delicato possibile che, prima di tutti gli altri, gli porterà qualche centesimo di secondo necessario per la vittoria. È come un orologio, è un oggetto meccanico e perfettamente matematico che deve funzionare alla perfezione, anche in condizioni difficili. In tutti i casi, è ciò che ho sempre chiesto ai miei Rolex, ed essi hanno sempre risposto all’appello. Fra i venticinque della mia collezione ce n’è uno che preferisco particolarmente: un cronografo in oro referenza 6036 che risale agli anni ’50.
I valori dei Rolex sono anche i miei. Non posso neanche immaginare di portare un’altra marca. Il mio orologio mi corrisponde.
Jean Claude Killy